Bambina di tre anni schiacciata dall' airbag
Milano, era sul sedile anteriore senza seggiolino: è morta con
il collo spezzato durante un tamponamento
Corriere della Sera del 27
ottobre 2001 di Paolo Foschini e Paolo Artemi
La piccola si trovava accanto al padre. L' uomo non ha riportato
ferite. I vigili inviano un rapporto ai magistrati: "Bambina di tre anni
schiacciata dall'airbag. Milano, era sul sedile anteriore senza
seggiolino: è morta con il collo spezzato durante un tamponamento".
«E allora siediti qui davanti, basta che stai composta...».
«Dimmi se ti viene la nausea, che ti faccio venir davanti a guardare la strada...».
«Fai posto lì dietro a tuo fratello, così si sdraia a dormire anche
lui...».
Le riconoscete? Frasi che si dicono, persino abituali, per gli
standard automobilistici italiani. Situazioni assolutamente ricorrenti,
tra le famiglie con figli, in «oltre sei casi su dieci», dice una
statistica recentissima.
Finché a Milano, ieri mattina, per colpa del
tamponamento più stupido del mondo, a far le spese di queste situazioni è
stata una bambina di tre anni: il papà guidava, lei era sul sedile
accanto, magari era anche seduta composta.
L'auto davanti ha frenato, l'impatto è arrivato puntualmente,
gli airbag si sono diligentemente aperti.
Solo che la piccola, solo lei era dove non doveva.
Niente seggiolino,
hanno accertato i vigili, quindi niente cinture a tenerla stretta: e lo
stesso airbag che a un adulto avrebbe salvato il collo, a lei in quelle
condizioni lo ha spezzato.
È morta in ospedale, dopo una corsa inutile.
Per la disperazione ormai impotente di un uomo al posto del quale, insiste
quella famosa statistica, avrebbe potuto trovarsi uno qualunque della
maggioranza dei genitori italiani.
È successo alle 9.04 esatte, recita il
rapporto dei vigili. Uno di quegli orari in cui Milano e tutte le altre
città italiane pullulano di auto assolutamente paragonabili a quella lì:
auto con sopra un genitore, uno o più figli da portare a scuola o all'asilo,
le code a fisarmonica prima di ogni semaforo, le imprecazioni per
il traffico, la testa persa dietro tutte le cose che bisognerà fare più
tardi.
Andrea, 41 anni, era arrivato in città da Segrate, il Comune della
cintura milanese in cui abita. Era arrivato con la sua Cherokee, aveva
alcune commissioni da sbrigare, e si era portato dietro la figlioletta
Carlotta. E a un certo punto l'ha fatta accomodare sul sedile del
passeggero, accanto a lui. Nessuno può escludere che la decisione, nelle
intenzioni, fosse dettata addirittura da uno scrupolo di prudenza: con
tutte quelle riprese e frenate del traffico di città, in assenza di un
seggiolino di sicurezza posteriore, a chi non è mai capitato di pensare
che, al la peggio, un bambino seduto accanto lo puoi sempre bloccare o
proteggere allungando un braccio? Chissà. Fatto sta che all'improvviso,
mentre stava risalendo via Corelli, zona est della metropoli, il
fuoristrada di Andrea si è trovato dietro a una Seat Ibiza che per
qualche motivo ha frenato. Ha frenato anche Andrea. Ma non abbastanza in
fretta da evitare l' urto. Un tamponamento da niente, meno violento di
mille altri. Una bottarella che ha lasciato Andrea del tutto illeso e i
due occupanti della Seat solo leggermente contusi. Ma sufficiente
comunque a far scattare l'airbag della Cherokee, anche sul lato del
passeggero: quello dove si trovava Carlotta. E quello sì, è stato un pugno
terrificante. Perché ciò che innesca l'apertura dell' airbag, di fatto,
è qualcosa di simile a una piccola carica di esplosivo. Deve essere così.
Proprio perché quella specie di cuscino, per essere efficace, deve potersi
gonfiare nel microsecondo che intercorre tra l'istante dello scontro e
quello in cu i l' urto ti proietta in avanti. Se c' è una cintura a
trattenerti, sbatti contro un cuscino già gonfio. Se non c'è, gli vai
addosso mentre sta «esplodendo». A una velocità di circa trecento
chilometri l' ora. È stata quella la fionda contro cui si è scontrata
Carlotta. L' ha colpita sotto il mento. E le ha spezzato due vertebre. I
medici dell' ospedale San Raffaele hanno provato per un'ora a restituirle
la vita. Ma non c' è stato niente da fare.
I vigili, nel frattempo,
inoltravano il rapporto di rito alla Procura della Repubblica.
Secondo
una ricerca pubblicata nei mesi scorsi da Quattroruote, il 60% dei bambini italiani viene trasportato in auto senza rispettare le norme
di sicurezza previste dal codice.
Paolo Foschini


La tragedia
L'AUTO
Andrea, 41 anni, era partito ieri mattina a bordo della sua jeep Cherokee
da Segrate in direzione di Milano. Al suo fianco aveva fatto sedere la
figlia Carlotta di tre anni.
L' INCIDENTE
Alle 9.04, in via Corelli, zonaest di Milano, la Cherokee si è trovata
dietro a una Seat Ibiza che ha
frenato bruscamente.
L' impatto ha fatto scattare gli airbag anteriori del
fuoristrada. Carlotta è stata colpita, l' airbag le ha spezzato il collo.
Portata al San Raffaele la bimba è morta dopo un'ora .
GLI ESPERTI
Come evitare che il salvavita si trasformi in killer Angelo custode o killer?
Negli Stati Uniti, dove dal 1989 è obbligatorio per chi guida, l'airbag è
stato messo più volte sotto accusa.
Il motivo è che ha provocato la morte di decine di ragazzi.
I costruttori lo difendono, ma in questi ultimi
anni sono corsi ai ripari e hanno progettato quelli a più stadi, quelli
intelligenti.
Sulle auto di lusso, ma anche oramai su quelle più
economiche si trovano fino a 12 airbag e in alcun i prototipi se ne sono
visti all' opera anche 18.
Proteggono dagli urti frontali, ma anche da
quelli laterali. Ce ne sono per le gambe, per la testa, per separare in
caso d' urto chi siede davanti da chi sta dietro.
Ci sono quelli a salsiccia, che si distendono dal montante del parabrezza e hanno il
compito di proteggere i passeggeri in caso di ribaltamento del veicolo.
Non sempre però assolvono brillantemente il loro compito di far
«atterrare» morbidamente chi viaggia in una soffice bolla d' aria.
Talvolta falliscono e a farne le spese sono proprio i passeggeri più
piccoli: negli Stati Uniti, dal 1990 al 1999, 127 bambini hanno perso la
vita a causa del cuscino. Come difenderli, allora, quando si trasportano
in auto? I costruttori di questi dispositivi hanno una risposta precisa:
tutti i casi che sono stati esaminati avevano un motivo comune, i bimbi
trasportati non avevano le cinture di sicurezza allacciate.
Adesso gli
airbag si trovano anche dietro. Cosa potrebbe succedere se i ragazzini si
addormentano, se appoggiano la testa proprio sopra a un salvavita
laterale? Gli aiuti in questo caso possono venire solo dall' elettronica,
da dispositivi in grado di riconoscere il peso del passeggero e di
disattivare gli airbag quando dist inguono la presenza di bimbi o del
seggiolino per i più piccoli.
«Occorre però rilevare che è solo l'airbag
anteriore a costituire un reale pericolo per i piccini - dice Enrico De
Vita, ingegnere, responsabile auto del Movimento per la difesa dei co
nsumatori -. Quelli laterali hanno volumi molto bassi e velocità di
gonfiamento meno rapida».
Insomma il cuscino salvavita è come l'aspirina,
che può far bene a tanti e malissimo a qualcuno: tutto sta nell'usarlo
come conviene, con le cinture sempre allacciate.
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