Bimbi in auto, ignorate le norme di sicurezza
Sulle strade di Milano dopo il caso della piccola uccisa dall'
airbag: in regola solo un guidatore su quattro. Anche quando c' è, il
seggiolino «salvavita» è spesso montato in modo sbagliato. Una mamma: «Non
mi fido di quelle trappole, preferisco tenere mia figlia in braccio»
Corriere della Sera del 28
ottobre 2001 di Paolo Foschini
Imprudenti: solo quattro genitori su dieci fanno viaggiare i
propri figli in auto rispettando le norme di sicurezza.
Troppo ottimisti: la maggior parte delle «imprudenze» dei genitori autisti vengono commesse
nei tragitti cittadini, laddove avviene il 70 per cento degli incidenti.
Ma soprattutto ignoranti: un genitore su tre «ignora o non conosce del
tutto» le regole sul trasporto dei bambini, e uno su quattro è addirittura
«convinto» che la regola giusta sia esattamente il contrario di quella
prevista dalla legge.
Un esempio? Il 25 % dei genitori italiani -
e i milanesi non fanno eccezione - ritiene possibile o persino certo che
«un bambino sistemato sul sedile di fianco al guidatore non corra alcun
pericolo se c'è l'airbag».
Esattamente la circostanza che due giorni fa
è costata la vita a Carlotta, la piccola di tre anni cui l'apertura
improvvisa dell'airbag ha spezzato il collo dopo un tamponamento a trenta
all'ora.
I dati sono contenuti in una dettagliatissima indagine curata
dall' associazione «Fraternità della strada».
E per confermarli è bastata la semplice verifica di un giretto lungo le strade di Milano.
Al volante di una Golf rossa, tra viale Certosa e piazzale Accursio,
ecco mamma Paola con due bambini: davanti Emilio di 7 anni, dietro Alessandra di due.
Entrambi senza cintura né seggiolino.
«Non sapevo che il seggiolino fosse obbligatorio per tutti e due,
ma un incidente può accadere anche se si
scendono le scale di corsa. L'importante - sostiene la signora - è
obbligare i figli a star buoni, perché in caso di frenata quello davanti
lo difenderei io con il mio corpo e la piccola dietro sarebbe ben
protetta dai sedili».
In caso di collisione, nella maggior parte dei casi,
i bambini sistemati dietro senza seggiolino vengono letteralmente
scaraventati contro il parabrezza: ma il 36% dei genitori è
sicuro del contrario.
Davanti alla stazione di Porta Garibaldi una Volvo inchioda ed evita un tamponamento per un soffio.
Sul sedile davanti c' è Francesca, un anno e mezzo, sistemata nell'apposito seggiolino:
posizionato, però, nel lo stesso senso di marcia dell' auto.
«Non sapevo -
dice la madre Roberta - che la regola impone di fissarlo in senso opposto.
E neppure che per mettere il seggiolino davanti bisognasse disattivare l'airbag.
Anzi, credevo che fosse una sicurezza in più...».
Al semaforo tra Corso Sempione e via Procaccini c'è la Mégane di Walter,
due bambini sistemati nei sedili posteriori, Pietro di 8 anni con la cintura, il
piccolo Federico di due anni in un seggiolino a norme Cee: «Basta
abituarsi, la sicurezza dei propri figli viene prima di tutto...».
Il seggiolino o l'apposito rialzo sarebbe obbligatorio anche dietro fino a
12 anni, a meno che il bambino non sia più alto di un metro e mezzo.
Da via Paolo Sarpi arriva una jeep Wagoneer guidata da mamma Liliana.
Dietro di lei, tre figli in libertà: 7, 5,e 2 anni. «Non credo - spiega la
signora - che nei sedili posteriori possano correre dei rischi. Angela è
sempre molta brava, spesso dorme e a starle attento c'è il più grande».
Al supermercato di viale Certosa papà Fabio carica la spesa sulla sua
Toyota blu. Accanto al posto di guida c'è mamma Lina con in braccio
Elisa: sei mesi. «Non c' è da preoccuparsi, abitiamo qui vicino. E io,
sinceramente, mi sento più sicuro con nostra figlia tra le braccia di mia
moglie piuttosto che ingabbiata in quelle trappole di seggiolini».
C'è qualche eccezione: nello stesso parcheggio sopraggiunge Margherita, al
volante di una Hyundai, che tirando fuori il suo Fabio - un anno e mezzo -
dal seggiolino perfettamente installato argomenta che per lei «è normale
rispettare le regole».
Stesso supermercato, un quarto d' ora dopo: arriva
la Uno di Fernanda.
Lei al volante, la figlia di quattro anni addirittura
sulle ginocchia: «È propria una birba, ma di solito non la tengo mica in
braccio! È solo che poco fa, in viale Certosa, mi era saltata davanti per
abbracciarmi...».
Al semaforo di via Turati una Micra azzurra con su una
mamma e due bambini sfiora un taxi.
Il più grande è dietro, l' altro - Fabio, 3 anni - è davanti,
con la cintura che quasi lo soffoca. La mamma urla
qualcosa al taxista: «Questa gente corre come se fosse al gran premio, non
pensa ai rischi che fa correre agli altri?».
L' 87% dei bambini
vittime di infortuni stradali non sono bambini «investiti» da un'auto:
sono bambini che ci si trovano dentro.
Ma la «superficialità» dei genitori è in buona compagnia:
«Per diffondere la nostra ricerca - racconta Stefano
Zanuso, rappresentante di Fraternità della strada - abbiamo contattato e
sensibilizzato addirittura 23 compagnie assicuratrici. Credevamo che,
almeno per loro, l'argomento sicurezza fosse importante.
Beh, neppure una ci ha risposto».
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